Tenerife non è mai stata tra le nostre priorità di viaggio. Sapevamo fosse l’isola più affollata e caotica delle Canarie e, in generale, non ci attraeva particolarmente per conformazione e carattere. Alla fine però abbiamo deciso di cogliere un’occasione: vedere l’isola, vivere le Canarie in inverno dopo averne visitate diverse, e festeggiare un Capodanno diverso dal solito.
Il volo da Malpensa è stato tranquillo e familiare, ormai un aeroporto a cui siamo abituati. Dopo circa quattro ore e mezza siamo atterrati con un clima sorprendentemente mite: sole, una luce calda del tardo pomeriggio, le 17 locali, e una temperatura piacevole che ci ha permesso di stare più che bene anche con un semplice maglioncino in lana merino e pantaloni lunghi. Abbiamo noleggiato un’auto e come sempre abbiamo scelto l’assicurazione casco, una garanzia irrinunciabile quando viaggiamo in un posto nuovo. L’hotel – situato nella zona sud dell’isola, a 3km dal mare – si è rivelato curato esteticamente, con un bilocale spazioso, cucina attrezzata, e colazione inclusa: un buon punto di partenza per la vacanza.


La prima sera, dopo un po’ di riposo, abbiamo cercato un posto dove mangiare nei dintorni. Abbiamo trovato un locale dal nome simile a Los Cristianos, ma il cibo non ci ha convinti: piatti pieni di salse, condimenti pesanti, un’offerta chiaramente pensata per il turismo medio del nord Europa – inglese, tedesco, scandinavo – distante dal gusto mediterraneo a cui siamo abituati. Una conferma di ciò che già immaginavamo: nelle zone più turistiche la qualità del cibo scende, mentre i prezzi salgono.






Ed è proprio il tema dei costi a colpirci di più: tutto sembra aver perso proporzione e logica. Una pizza margherita in un parco divertimenti a 15€, una bottiglietta d’acqua a 3,50€, attività che costano molto più di ciò che offrono in cambio. Non è solo un effetto stagionale legato al periodo di Capodanno: il rapporto qualità-prezzo appare sbilanciato anche al netto del calendario e dell’afflusso turistico.

Nei giorni successivi abbiamo esplorato l’isola in auto. Al nord abbiamo attraversato la capitale Santa Cruz de Tenerife, passando davanti al celebre Auditorium dall’architettura iconica, abbiamo camminato tra le strade de La Laguna – cittadina definita caratteristica, ma che a noi non ha lasciato un’impressione memorabile – e siamo arrivati a Puerto de la Cruz, nel nord-ovest. Proprio in quel periodo è arrivata la burrasca Francis, che ha portato pioggia, nuvole e vento per due o tre giorni. Abbiamo evitato la spiaggia di Las Teresitas, perché sapevamo già che è artificiale: a noi interessavano soprattutto paesaggi naturali. Inoltre, il tempo era brutto, quindi non avremmo comunque potuto goderne appieno.


Per fortuna il sole è tornato presto, nel weekend, restituendo colori e vivibilità all’isola. Nonostante questo, i paesini del nord non ci hanno colpito quanto i paesaggi del sud, soprattutto nella fascia tra Costa del Silencio ed El Médano, dove abbiamo trovato scorci più autentici e una sensazione di maggiore armonia con ciò che cerchiamo quando viaggiamo. Le spiagge nere hanno il loro fascino, anche se nel nostro immaginario vincono sempre le spiagge bianche e dorate.


Verso metà vacanza siamo passati in auto per il Parco Naturale del Teide, salendo in auto fino a circa 2.000 metri. Il paesaggio che cambia man mano che si sale – vegetazione montana, terra scura e arancione alternata, montagne completamente diverse da quelle italiane – è un’esperienza interessante. In quota abbiamo registrato 5°C, una dimostrazione netta di quanto le temperature scendano con l’altitudine. Per noi, che preferiamo il mare, è stata una visita veloce, giusto il tempo di assorbire l’atmosfera del luogo.










Abbiamo ammirato anche Los Gigantes, imponenti scogliere a picco sull’oceano: carine, ma immerse in una zona estremamente affollata. E forse è proprio questa la parola che torna sempre: affollata. L’isola ci è sembrata non solo turistica, ma eccessivamente sovraccarica, sopravvalutata nel racconto comune, poco bilanciata nell’esperienza reale. Inoltre, anche la parte sociale è problematica per noi, in quanto è davvero difficile attaccare a parlare con turisti tedeschi, inglesi o del Nord Europa, mentre risulta molto più semplice iniziare conversazioni con i locali del posto o con qualche italiano (che però sono molti meno) incontrato in giro.

Inoltre abbiamo visitato anche dei parchi faunistici: alcuni più economici, altri decisamente costosi. In generale, il divertimento non è mai particolarmente economico e lo svago, purtroppo, incide parecchio sul portafoglio. In compenso, però, queste esperienze meritano: permettono di vedere animali che, nella vita di tutti i giorni, non avremmo mai l’occasione di osservare. Resta comunque una sensazione contrastante. Da un lato il bello dell’incontro, dall’altro un leggero nodo allo stomaco: mi lascia sempre un po’ di amaro in bocca, perché nel profondo preferirei che gli animali vivessero liberi nei loro habitat naturali, anziché in cattività – anche se trattati bene.













L’isola dà abbastanza senso di spazio, perché gli unici rilievi rilevanti (gioco di parole voluto) sono quasi solo quelli centrali, che convergono verso il Teide. Pur essendo nel complesso piuttosto in pendenza, con occasionali “pause” di piatto, le vere aree pianeggianti sono poche, soprattutto se confrontate con Fuerteventura, Lanzarote o Gran Canaria. Quest’ultima, pur avendo un’orografia importante, presenta rilievi più bassi e più zone realmente pianeggianti (anche se buona parte dell’isola è comunque occupata da rilievi collinari e colline ondulate)
Il tema dell’acqua non ha aiutato: il mare in inverno è freddino, comprensibile essendo oceanico, ma anche le piscine – dichiarate a 24-25°C – al tatto sembrano molto più fredde, tanto da rendere quasi impossibile fare il bagno. Chi viene alle Canarie d’inverno aspettandosi sensazioni pienamente estive potrebbe rimanere sorpreso: il clima può essere piacevole, ma il vento può a volte infastidire, e l’acqua resta generalmente freddina.





L’inverno canario ha comunque un grande punto a favore: la luce. Anche nel periodo più buio dell’anno le giornate offrono quasi 10 ore e mezza di luce effettiva, che diventano tranquillamente 12 se si considerano le prime e ultime luci del giorno. Inoltre, il fatto che l’arcipelago si trovi poco sotto il 30° parallelo fa una grande differenza: alle Canarie il sole raggiunge un’elevazione di circa 17° in più rispetto al Nord Italia. In poche parole: il sole delle Canarie il 21 dicembre somiglia a quello di Milano ai primi di marzo, ma con temperature già da piena primavera, quasi a un passo dall’estate.
Questo significa una luce più intensa che scalda di più, accende i colori, accorcia le ombre e dà proprio la sensazione di transitare verso l’estate. Se c’è sole, si può stare in pantaloncini e mezze maniche, ma è sempre saggio avere un felpino o golfino a portata di mano, perché il vento in inverno non è la brezza estiva che rinfresca, ma può risultare un pochino fastidioso, soprattutto la sera. Comunque, inverno e autunno sono parole che nel dizionario canario non trovano molto spazio.



In sintesi, Tenerife ci ha lasciato una sensazione sospesa: paesaggi belli, ma non straordinari per i nostri gusti; accoglienza piacevole, ma prezzi fuori scala; varietà naturale interessante, ma sovrastata da un turismo invadente e denaturalizzante. Un’isola da vedere se capita l’occasione, ma che non sceglieremmo se l’obiettivo fosse bellezza pura o relax invernale di mare. L’unica isola che, secondo noi, incarna davvero il concetto di vacanza di mare è Fuerteventura. Tenerife, pur restando dietro a Gran Canaria per completezza e fascino, si salva almeno in parte per varietà cromatica, paesaggi del sud e atmosfera più “viva” rispetto a Lanzarote, che avevamo trovato triste, monotona e poco stimolante.










Lascia un commento