L’argilla è quasi ovunque, nascosta nei terreni che calpestiamo ogni giorno. Con un po’ di osservazione e i giusti passaggi, questa semplice componente minerale può essere estratta, purificata e trasformata in un oggetto solido e impermeabile, come ad esempio un lingottino.
🚨 Contenuto a scopo esclusivamente didattico:
L’autore declina ogni responsabilità per eventuali danni, incidenti o usi impropri derivanti dall’utilizzo delle informazioni fornite. [di più…]
Indice:
#1. 🪨 Introduzione all’argilla
La terra non è un materiale uniforme: è un insieme di particelle di diverse dimensioni. A livello granulometrico, i suoi componenti si classificano — dal più fine al più grossolano — in:
- Argilla (particelle finissime, con struttura lamellare)
- Limo
- Sabbia
- Ghiaia
- Ciottoli, pietre e frammenti via via più grandi.
L’argilla è l’elemento che ci interessa: non solo perché è il più fine, ma soprattutto per le sue caratteristiche plastiche e modellabili, dovute alla sua forma a lamelle microscopiche che scorrono l’una sull’altra quando sono umide.
Questa proprietà permette di modellare oggetti con facilità. Inoltre, una volta cotta, l’argilla cambia natura e diventa ceramica: impermeabile, rigida e stabile, mantenendo la forma acquisita e non sciogliendosi più a contatto con l’acqua.
Esempi comuni? I mattoni, i coppi, le ceramiche o le porcellane sono impasti a base di argilla che, dopo la cottura, restano solidi e resistenti all’umidità.
Esistono diverse tecniche per l’estrazione dell’argilla. La mia non deve intendersi come una procedura assoluta, ma semplicemente il metodo con cui mi trovo meglio e che trovo più comodo.


#2. ⛏️ Trovare l’argilla nel terreno
Quando si raccoglie argilla dal terreno, la plasticità e il colore della terra sono indicatori importanti della qualità e del comportamento del materiale.
- Scavate o usate una trivella da giardinaggio per raggiungere uno strato di terreno chiaro, ma soprattutto dalla consistenza plastica. Nel mio caso è stato necessario arrivare a quasi 1 metro di profondità, questo però varia in base alla zona in cui vi trovate.
- Provate a modellare la terra estratta tra le mani:
- Se riuscite a formare una pallina compatta che non si disgrega, il terreno contiene abbastanza argilla per procedere.
- Più è piccola la pallina che riuscite a formare senza che si disgreghi, più concentrata è l’argilla nel terreno.
- Prendete ora un contenitore (come un secchio) e riempitelo per un terzo con la terra raccolta, sbriciolandola per scioglierla più facilmente nei passaggi successivi.
Per motivi pratici e di tempo, realizzerò il lavoro su una scala ridotta; ciò non toglie che possa essere eseguito su una scala più grande.



#3. 🪣 Filtrazione grossolana
Procediamo ora con la rimozione delle impurità più grosse, utilizzando un metodo di filtraggio semplice e veloce.
- Riempite i restanti due terzi del contenitore con acqua.
- Con un bastone o un pezzo di legno, mescolate per 5-10 minuti, schiacciando eventuali grumi sul fondo per disgregarli.
- Lasciate riposare il tutto per altri 5-10 minuti.
- Prendete un secondo contenitore e posizionategli sopra un colino o una rete rigida a maglia fitta per eliminare, successivamente, le impurità più grosse:
- Foglie e rametti
- Altri residui vegetali
- Versate lentamente tutto nel secondo contenitore, fermandovi prima di trasferire completamente il fondo e la poca soluzione rimanente. Questo perché le particelle più pesanti si depositano in pochi minuti, permettendo di eliminare quasi del tutto:
- Sabbia e altre impurità minerali
- Residui vegetali più piccoli
- Ripetete la procedura dal punto 3 ancora 3-4 volte.
Al termine otterrete una soluzione costituita da argilla, limo, tracce minime di sabbia e impurità di dimensioni molto ridotte.





#4. 🫧 Filtrazione con tessuto
A questo punto, eliminiamo le impurità più piccole filtrandole con un panno.
- Posizionate un panno a trama fitta, preferibilmente piegato in due per aumentarne il potere filtrante, all’interno di un colino o di un altro supporto concavo a rete, collocato sopra un secondo contenitore.
- Versate lentamente ora la soluzione al suo interno, fermandovi prima di trasferire il fondo. L’argilla e il limo attraverseranno il panno, mentre resteranno intrappolate nella trama del panno le particelle più grandi:
- Sabbia residua
- Altre impurità
- Se la soluzione dovesse filtrare con difficoltà:
- provate a smuovere delicatamente il fondo con un cucchiaio o un bastoncino;
- se non dovesse bastare, richiudete il panno su tutti i lati, quindi strizzatelo e comprimetelo lentamente, così da favorire la fuoriuscita della soluzione.
La soluzione filtrata sarà ora composta principalmente da argilla e limo.





#5. 💧 Filtrazione per decantazione
Arriviamo ora alla fase di filtraggio finale, che si basa su una decantazione prolungata. Qua però i tempi di attesa possono variare notevolmente in funzione del tipo di argilla estratta:
- se l’argilla è più grossolana o contiene abbastanza sali ionici, che favoriscono la flocculazione e la precipitazione delle particelle, il processo risulterà piuttosto rapido;
- se l’argilla è più pura o colloidale, la decantazione può richiedere anche diversi giorni o settimane.
Comunque, indipendentemente dal tipo di argilla che andremo a decantare, il risultato finale sarà sempre un’argilla valida. Infatti, qualora la si risciogliesse successivamente in acqua, la decantazione risulterebbe in ogni caso lenta, poiché gran parte dei sali ionici e delle impurità saranno già stati rimossi.
- Lasciate riposare la soluzione, evitando qualsiasi movimento, per almeno 24 ore: in questo tempo il limo presente si depositerà sul fondo, separandosi dall’argilla in sospensione. È possibile prolungare l’attesa fino a 48 o 72 ore, ma in termini di rapporto tra qualità del risultato e tempo di attesa, le 24 ore rappresentano il compromesso ideale.
- Osservate adesso come si prensenta la soluzione:
- se risulta separata nettamente in due parti — uno strato inferiore scuro e uno superiore più spesso di acqua chiara — significa che l’argilla ha decantato rapidamente e non è necessario attendere oltre. A questo punto, sversate via con cautela la sola acqua chiara presente in superficie e passate direttamente al punto 3;
- se invece la parte di acqua limpida in superficie è molto meno spessa dello strato inferiore scuro, significa che il processo di decantazione richiederà più tempo. Quindi:
- ogni 24 ore circa aspirate con una siringa la parte acquosa limpida superficiale (assolutamente non quella ancora un po’ torbida!), fino a quando la soluzione non sarà diventata abbastanza densa e si sarà ridotta a circa la metà del volume iniziale prima della decantazione, infine passate direttamente al punto 3;
- se invece ancora la quantità di acqua limpida in superficie è minima o trascurabile, significa che avete raccolto argilla molto fine di tipo colloidale; in questo caso conviene riprovare da capo scavando più in profondità, dove spesso si trova argilla più grossolana. Se volete comunque proseguire potete:
- travasare il tutto in un altro contenitore, interrompendo l’operazione prima che vengano trasferiti il fondo e una parte del liquido; in questo modo si elimineranno le particelle più fini di limo, che si deposita più rapidamente rispetto all’argilla;
- aggiungere un po’ di sale da cucina (nella stessa quantità che usereste se fosse l’acqua della pasta) e attendere 24 ore affinché l’argilla decanti per flocculazione;
- sversare con attenzione solo l’acqua limpida in superficie e lasciare asciugare il restante su una teglia o tortiera al sole oppure sopra una stufa (non provate a trattenere l’argilla con un panno perché le particelle sono talmente fini da attraversarlo facilmente) per poi passare direttamente alla sezione #6 saltando i passaggi che prevedono l’uso del panno;
- Appoggiate un supporto concavo e forato (come un colino o un setaccio) su una tortiera, in modo da trattenere l’acqua che verrà assorbita. Posizionate sul fondo del supporto un panno a trama fitta ripiegato in modo da catturare l’argilla e assorbire più acqua possibile.
- Ora versateci dentro il liquido scuro rimasto (diventato più denso), interrompendo l’operazione prima che venga trasferito il sedimento sul fondo: in questa frazione si concentra infatti la maggior parte del limo, che si deposita più rapidamente rispetto all’argilla.
Al termine otterrete un fluido denso composto quasi esclusivamente da argilla, con tracce trascurabili di limo ultrafine.








#6. 🌞 Asciugatura e conservazione
Ora dobbiamo eliminare quasi tutta l’acqua, in modo da ottenere un impasto modellabile che non sporchi troppo le mani.
- Lasciate che l’acqua venga assorbita dal panno, per velocizzare l’asciugatura potete:
- lasciarlo sotto il sole (è consigliabile coprirlo con una retina fitta),
- tenerlo in un posto caldo.
- Quando la superficie non presenta più alcuna parte liquida, e inizia ad addensarsi come un impasto, staccatelo e spalmatelo su una tortiera. Lasciatelo asciugare ulteriormente.
- Quando, toccandolo, non lascia più residui sulle dita, significa che è pronto per essere lavorato. Per verificare la qualità dell’argilla, potete:
- modellare e lasciare essiccare una striscettina piatta lunga 10 cm: se dovesse ritirarsi un po’, significa che l’argilla è di buona qualità; tuttavia, la percentuale di ritiro varia a seconda del tipo di argilla: quella colloidale si ritira in genere di circa il 12% o più, mentre quella più grossolana intorno al 4-8%. Le argille colloidali sono anche le più difficili da utilizzare per la realizzazione di oggetti, proprio a causa dell’elevato ritiro, che favorisce deformazioni e fessurazioni durante l’essiccazione.
- oppure, più velocemente ancora, modellare uno spaghetto lungo e sottile e verificare che non si sfaldi.
- Impastatelo energicamente per renderlo omogeneo e rimuovere eventuali bolle d’aria che potrebbero farlo scoppiare durante la cottura. Poi modellatelo nella forma di un lingottino:
- a mano, schiacciando e battendo i lati per compattarlo;
- oppure con uno stampo (se disponibile).
- Per uniformare la superficie o idratare eventuali zone più secche, inumidite leggermente le mani con qualche goccia d’acqua, così da facilitarne la lavorazione.
Se desideriamo conservare il lingottino per continuare a modellarlo in un secondo momento, possiamo avvolgerlo nella pellicola trasparente da cucina e riporlo al riparo dalla luce solare. Per una conservazione ancora più accurata, è possibile collocarlo all’interno di un contenitore ermetico.







#7. 🔥 Cottura e finitura
È giunto ora il momento di cuocere l’argilla, conferendole l’aspetto che desideriamo per trasformarla definitivamente in ceramica.
- Lasciate seccare il lingottino in un ambiente caldo (ad esempio vicino a un termosifone), favorendo una seccatura graduale e naturale. È importante eliminare il più possibile ogni traccia d’acqua, per evitare che in forno diventi vapore e provochi la rottura del pezzo.
- Verificate che sia completamente asciutto provando a picchiettarlo con l’unghia: dovrebbe produrre un suono “pietroso” secco.
- Se desiderate aggiungere una scritta o un marchio, fatelo prima che si secchi del tutto, imprimendo le lettere o i numeri. Dopo la cottura l’argilla non potrà più essere modellata, se non tramite scalpellatura o levigazione.
Come accennato prima, durante il seccamento il lingottino potrebbe ridursi leggermente di dimensioni: è un fenomeno del tutto normale nelle argille. In generale, più un’argilla è pura e plastica, maggiore sarà il ritiro, che può arrivare a picchi del 15–18%, a seconda della tipologia specifica.

Ora che il lingottino è seccato e diventato di colore beige chiaro, dobbiamo passare alla procedura di cottura vera e propria. Se avete una stufa a legna o una piccola fornace:
Procedura irreversibile:
Una volta completata, non sarà possibile riportare la ceramica allo stato di argilla.
- Preriscaldate il lingotto a circa 200–250 °C, posizionandolo sopra la stufa o la fornace.
- Inseritelo nella brace in modo che sia completamente coperto per circa 15 minuti.
- Lasciate ossigenare gradualmente la fiamma, aumentando poco alla volta il flusso d’aria o aiutandovi con un soffietto, fino a quando il lingottino assume una colorazione arancione intensa, indicativa della temperatura di cottura ideale.
- Lasciate che la brace si estingua completamente e che il forno si raffreddi in modo lento e naturale. Questo è fondamentale per ridurre gli shock termici ed evitare rotture o fessurazioni nella ceramica appena cotta.
- Ora che è freddo, prendetelo in mano e provate a battere leggermente la superficie con l’unghia: sentirete il tipico suono che fanno anche i vasi in terracotta.
Alcune argille e ceramiche potrebbero presentare sulla superficie dei piccoli puntini luminosi. A un primo sguardo possono sembrare granelli di sabbia, ma in realtà si tratta di mica: un elemento naturale dell’argilla, del tutto normale e non motivo di preoccupazione.



Una volta freddo:
- Lavatelo in acqua e assicuratevi che non si sbricioli e non si sciolga.
- Levigate il lingotto con carta vetrata di varie grane, se disponibile, per smussare angoli e superfici.
- Ammiratelo per quello che è: un oggetto artigianale, creato con metodo antico, senza aver acquistato nulla, trasformando il terreno in ceramica solida e impermeabile.
Un lingottino di argilla (ora ceramica) non ha il valore dell’oro o dell’argento, ma per chi ha la passione dell’artigianato o la scienza dei materiali, possiede un fascino unico: è la dimostrazione concreta che la natura offre tutto il necessario per creare, a patto di sapere come osservarla e lavorarla.



#8. 🧪 E ora… un po’ di scienza!
L’argilla è un materiale naturale complesso la cui composizione chimica è dominata da elementi organizzati in strutture cristalline e fogli, tipiche dei fillosilicati:
- Silicio (Si)
- Ossigeno (O)
- Alluminio (Al)
A questi elementi principali si affiancano:
- Potassio (K)
- Magnesio (Mg)
- Calcio (Ca)
- Sodio (Na)
- Ferro (Fe)
- Carbonio (C)
Dal punto di vista mineralogico, l’argilla è costituita principalmente da minerali argillosi come caolinite, illite e smectiti, responsabili della plasticità quando il materiale è bagnato. A questi si aggiungono minerali non plastici quali quarzo, feldspati e mica, che influenzano la stabilità dimensionale, il ritiro e il comportamento meccanico durante l’essiccazione e la cottura, senza contribuire direttamente alla plasticità.


Nel caso specifico dell’argilla usata per fare questo lingottino, il colore marrone/verde scuro allo stato bagnato suggerisce la presenza di ferro in forma ridotta (Fe²⁺) e/o di sostanza organica finemente dispersa nella matrice. L’acqua intensifica queste tonalità scure riducendo la diffusione della luce e rendendo la superficie visivamente più compatta. Durante la cottura, l’ossidazione del ferro a Fe³⁺ e la combustione della materia organica portano a un cambiamento cromatico netto, con la formazione di un rosa chiaro, tipico di argille con contenuto moderato di ossidi di ferro distribuiti in modo omogeneo nella matrice ceramica.
La ceramica che ho ottenuto non è completamente vetrificata perché è stata cotta a temperature inferiori a quelle di vetrificazione. Questo comporta una maggiore porosità del materiale e un più alto assorbimento di acqua rispetto a una ceramica completamente vetrificata. Tuttavia, anche in queste condizioni, non diventerà mai più scioglibile: una volta cotta, l’argilla subisce una trasformazione irreversibile e non torna allo stato plastico originale.
La ceramica porosa e non vetrificata può comunque avere diversi utilizzi, ad esempio:
- oggetti decorativi e scultorei;
- vasi per piante, che beneficiano della traspirazione del materiale;
- elementi per interni non a contatto prolungato con acqua;
- manufatti artistici o sperimentali in cui la porosità è una qualità estetica o funzionale.


I puntini bianchi luminosi, osservabili sia nell’argilla che nella ceramica, corrispondono a lamelle di mica. La mica conserva la sua struttura a fogli anche dopo la cottura e presenta superfici molto planari, capaci di riflettere intensamente la luce incidente. Questo produce riflessi bianchi brillanti, talvolta simili a piccoli cristalli, che variano con l’orientazione e l’illuminazione. La loro presenza è tipica delle argille naturali e contribuisce sia all’aspetto microscopico del materiale sia ad alcune sue proprietà tecnologiche.









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